Home / Diritto societario internazionale / Quando uno Stato membro riconosce a una società la facoltà di trasformarsi, la stessa deve essere concessa anche a una società costituita in un altro Stato – Comunicato stampa della Corte di giustizia dell’Unione europea

Quando uno Stato membro riconosce a una società la facoltà di trasformarsi, la stessa deve essere concessa anche a una società costituita in un altro Stato – Comunicato stampa della Corte di giustizia dell’Unione europea

Corte di giustizia dell’Unione europeadiritto societario internazionale
COMUNICATO STAMPA n. 98/12
Lussemburgo, 12 luglio 2012

Quando uno Stato membro riconosce a una società la facoltà di trasformarsi, la stessa deve essere concessa anche a una società costituita in un altro Stato membro

” ………

odierna sentenza, la Corte ricorda anzitutto che, in assenza di una definizione uniforme delle Unione, queste ultime possono esistere solo in forza delle normative nazionali che ne determinano la costituzione e il funzionamento. Pertanto, nel contesto della trasformazione transfrontaliera di una società, lo Stato membro ospitante può dettare le norme concernenti tale operazione e applicare il proprio diritto nazionale relativo alle trasformazioni interne e che disciplina la costituzione e il funzionamento di una società.
La Corte sottolinea tuttavia che la normativa nazionale in tale materia non può di primo acchito sottrarsi al principio della libertà di stabilimento e, per tale ragione, le disposizioni che vietano la trasformazione di una società proveniente da un altro Stato membro, pur consentendo alle società nazionali di trasformarsi, devono essere esaminate alla luce di tale principio.
A tale proposito, la Corte constata che, prevedendo soltanto la trasformazione di una società che ha già la propria sede in Ungheria, la normativa ungherese istituisce, in generale, una differenza di trattamento tra società a seconda che la trasformazione sia interna o transfrontaliera.
Orbene, poiché tale differenza di trattamento è atta a dissuadere le società con sede in altri Stati membri dall’esercitare la loro libertà di stabilimento, essa costituisce una restrizione
ingiustificata all’esercizio di tale libertà.
La Corte osserva poi, da un lato, che l’attuazione di una trasformazione transfrontaliera richiede l’applicazione consecutiva di due diritti nazionali a tale operazione giuridica. Dall’altro, la Corte constata che dagli articoli 49 TFUE e 54 TFUE concernenti la libertà di stabilimento non è possibile dedurre regole specifiche atte a sostituirsi alle disposizioni nazionali. Ciò premesso, l’applicazione delle disposizioni nazionali deve essere effettuata nel rispetto dei principi diequivalenza e di effettività diretti a garantire la salvaguardia dei diritti riconosciuti ai singoli in forza del diritto dell’Unione.
Pertanto, la Corte constata, in primo luogo, che non è possibile mettere in discussione l’applicazione, da parte dell’Ungheria, delle disposizioni del suo diritto nazionale relative alle
trasformazioni interne che disciplinano la costituzione e il funzionamento di una società, come le regole concernenti la preparazione del bilancio e dell’inventario degli attivi.
In secondo luogo, quando uno Stato richiede, nell’ambito di una trasformazione interna, una stretta continuità giuridica ed economica tra la società dante causa, che ha chiesto la trasformazione, e la società avente causa, tale requisito può essere imposto anche nell’ambito di una trasformazione transfrontaliera.
Tuttavia, la Corte dichiara, in terzo luogo, che il diritto dell’Unione osta a che le autorità di uno Stato membro rifiutino, in occasione di una trasformazione transfrontaliera, di indicare nel registro delle imprese la società dello Stato membro di origine – quale dante causa della società trasformata – qualora si proceda all’iscrizione di tale menzione della società dante causa in occasione di trasformazioni interne.
Da ultimo, la Corte risponde che le autorità dello Stato membro ospitante, chiamate a esaminare una domanda di registrazione di una società, devono tenere conto dei documenti che promanano dalle autorità dello Stato membro di origine comprovanti che, in occasione della cessazione delle sue attività in quest’ultimo Stato, tale società ha effettivamente rispettato la normativa nazionale dello Stato di origine. “

 

About tiras-bg

TIRAS Consulting affianca il cliente nel processo di crescita, nell'individuare soluzioni vantaggiose e nel metterle in pratica. Analisi diversificata delle varie aree di business. Piani concreti ed efficaci rivolti all’apertura di nuovi mercati, al riposizionamento competitivo, alla differenziazione, alla valorizzazione dei punti di forza. Soluzioni in grado di generare concretamente profitti e di assicurare un vantaggio competitivo